Odi et amo

Non ci posso fare nulla, è più forte di me. Che ci volete fare, non sono ludicamente onnivoro, anche io ho le mie preferenze… e i miei odi viscerali.

No, nel caso in questione sarebbe più corretto parlare di un disgusto quasi fisico per una categoria di giochi ben precisa: i “gestionali”.

Si tratta di tutti quei giochi in cui ci ritroviamo ad amministrare una fattoria, un’impresa, una città, un accidenti che volete voi e passiamo tutto il tempo a coltivare, costruire forni, allevare bestiame, pagare architetti per espandere la nostra casa, caricare e scaricare navi… la lista è praticamente infinita.

Tempo fa ho avuto modo di provare Agricola, titolo notissimo e apprezzatissimo nell’ambiente… e per poco non mi alzavo a metà partita. Poi è stata la volta di Kingsburg, altro gioco molto conosciuto e stimato… e mi è venuto solo un bel mal di testa.

Non è che a me piacciano solo i wargames o comunque i giochi in cui si deve caricare/cannoneggiare/mitragliare/sbudellare/squartare/nuclearizzare il proprio avversario (anche se…). Tutt’altro, amo variare molto nelle mie attività ludiche, ad esempio dedicandomi a giochi di trattativa, di deduzione, di strategia globale. E del resto riesco comunque ad apprezzare i delicati equilibri, la complessità, il dettaglio di questo genere di titoli, la cui realizzazione è per certi versi anche più difficile di quella alla base di un gioco di simulazione. Nè posso mancare di apprezzare i gentili inviti a provare qualcosa di nuovo da parte dei miei compagni di gioco…

E’ solo che non ce la faccio, ve l’ho detto. I gestionali sono per me noiosi, ripetitivi, inutilmente complessi, poco coinvolgenti, incomprensibili…

Anzi, no. Non tutti i gestionali lo sono. Dopo averne acquistato la versione informatica, sto apprezzando moltissimo un titolo come Ticket to Ride (ferroviario apparentemente semplicistico, ma dalle strategie molto sfaccettate), mi piace Roma (un bel gioco per due, molto rapido e avvincente) o anche un vero classico come Puerto Rico. Cos’è allora che mi allontana da altri titoli di questo genere così diffuso?

Due cose, credo: in alcuni casi lo scarso interesse per il tema (accidenti, se gioco voglio essere un generale, un grande artista, un capo di Stato, uno squalo dell’imprenditoria… non un contadino!), e più in generale il numero eccessivo di strategie per la vittoria (detesto quei giochi in cui solo alla fine puoi capire quanti punti vittoria sei riuscito ad ottenere e in cui hai dieci strategie vincenti diverse, ma tutte incatenate tra di loro… il modo migliore per non imbroccarne nemmeno una!).

Mi si dice spesso che devo avere più pazienza, che non mi devo lasciare spaventare dalla complessità delle azioni di gioco, che alcuni giochi devono essere giocati più volte per capire cosa realmente si debba fare. Tanto poi, magari alla seconda o alla terza partita, si rimarrà affascinati dalla loro bellezza e dalle loro mille sfaccettature strategiche…

E se anche fosse, nel frattempo? Non posso giocare una volta ogni tre giorni, è già tanto se riesco a farlo una volta alla settimana… di conseguenza non riesco ad avere pazienza con un gioco (ce l’ho già con mille altre cose della mia vita, decisamente più importanti), preferisco quei titoli che mi coinvolgono da subito, che mi danno delle emozioni, che mi fanno divertire senza dover fare troppi calcoli.

Ve l’ho detto, non ci posso fare nulla. I gestionali troppo astratti e complessi li odio. Senza pietà e senza rimorsi.

Odi et amoultima modifica: 2010-07-27T22:24:00+00:00da sinclair_77
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2 pensieri su “Odi et amo

  1. Ciò che apprezzo di più in un regolamento è la sua “eleganza”.

    Su di un manuale per un gioco tattico sulla seconda guerra mondiale scritto dai Too Fat Lardies (per chi non li conoscesse, non sono una band punk rock, ma un gruppo di designer di wargames! :)), ne trovai un interessante esempio quando dimostravano che era possibile simulare l’effetto di un colpo di cannone contro la corazzatura di un carro armato con la stessa plausibilità di un altro sistema basato su tabelle, modificatori e tiri di dado incrociati.

    Un gioco a mio parere non deve essere complicato, ma complesso. Ne è un esempio perfetto Ticket to Ride, che con semplici meccaniche garantisce delle dinamiche di gioco emozionanti e coinvolgenti. Ancora, vedi Battlestar Galactica che ha poche ma ben rodate meccaniche, che si ripetono ad ogni turno ma che si basano su di un equilibrio concettuale perfetto.

    Alla fine non va dimenticato che il regolamento e le strategie sono strumentali al gioco stesso… il divertimento ludico (almeno, per come lo intendo io) non sta nel cercare di vincere, ma nel restare coinvolti in un’esperienza diversa dalla realtà quotidiana, finalizzata al raggiungimento della vittoria (perchè un po’ di sana competitività rende sempre le cose interessanti!).

    La vittoria insomma è il mezzo, non il fine del gioco. Il gioco è fine a sè stesso.

    Una quantità eccessiva di calcoli, eccezioni e opzioni non fa altro che distanziare il giocatore dal gioco e quindi dal divertimento, è una complessità “esterna” che può risultare artificiosa. Ecco perchè ormai finisco con il preferire due belle cannonate a Memoir ’44 o al massimo a Tide of Iron ad una partita ad Advanced Squad Leader.

    Qui sta l’eleganza del regolamento e quindi del gioco. Meccaniche semplici, intuitive che nascondono dietro di sè un equilibrio complesso che sta ai giocatori gestire come meglio credono. E questo giochi come Agricola temo che non riescano a darlo.

    PS: Complimenti per il blog, mi sono iscritto! ^__^

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