Un progetto malvagio (Episodio II)

Rieccoci qui, a casa, sposati e con tanta voglia di far rotolare qualche dado sul tavolo!

Riprendiamo da dove eravamo rimasti, da quel “progetto malvagio” che era lo “svecchiamento” di un vero classico dei wargames spaziali: Star Warriors, della West End Games.

Una volta accaparratemi su eBay le miniature del gioco collezionabile prodotto dalla Wizards of the Coast qualche anno fa (e prontamente messo fuori produzione), mi sono trovato di fronte ad un problema che purtroppo già conoscevo. Alcuni di questi modelli – tutti realizzati in plastica morbida – sono deformati: in altre parole, pur essendo pre-dipinti ad un livello davvero notevole, hanno ali piegate, pannelli ricurvi e cannoncini laser che puntano in tutte le direzioni tranne che davanti (un problema che affligge soprattutto gli splendidi X-Wing dell’Alleanza Ribelle).

Panico? Assolutamente no, basterà bollire i nostri modelli e torneranno come nuovi!

Prima che mettiate mano alle pentole a pressione, con “bollire” intendo sottoporre i caccia ad un processo particolare di raddrizzamento a caldo che, seppure un po’ lungo, è in fin dei conti semplice e garantisce dei buoni risultati.

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Un TIE Fighter, prima della cura…

Il problema è tutto nel materiale, quella plastica morbida così economica ma anche così dannatamente flessibile. Se un modello rimane deformato per troppo tempo (come può accadere per colpa di una fusione non perfetta o anche del semplice immagazzinamento nelle scatole di gioco), assume una “memoria di forma” sbagliata e nonostante tutti i vostri sforzi tenderà a riassumere la posizione scorretta. Insomma, hai voglia a piegare le antenne e gli alettoni, torneranno ad essere storti come banane…

L’unica cosa che può “resettare” questa memoria è il caro, vecchio calore. Ma naturalmente, attenti a non esagerare: se vi precipitate a ripassare le vostre miniature sui fornelli o sugli accendini vi ritroverete solo con un bel po’ di plastica fusa, magari buona per una scultura d’arte moderna ma poco utile ai fini wargamistici. Di conseguenza, dovremo usare un mezzo più “soft” per infondere calore ai pezzi, qualcosa che li scaldi senza scioglierli.

Ci sono due scuole di pensiero al riguardo: i “phonisti” e gli “idrici”. I primi portano a temperatura i pezzi passandoci sopra un phon, con ovvi vantaggi in termini di tempo ma con una tecnica che può risultare più aggressiva, soprattutto nel caso di miniature che sono già state dipinte magari con colori non eccessivamente resistenti.

Io ho ottenuto i risultati migliori e soprattutto ho avuto molti meno timori adottando la “Via dell’Acqua”, piuttosto che la “Via dell’Aria”. Ecco, dunque, come ho proceduto.

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Glu glu glu…

Ho portato QUASI ad ebollizione una pentola d’acqua (più o meno alla temperatura alla quale fate arrivare l’acqua per il tè… e se per il vostre tè delle cinque siete soliti farla bollire, lasciate che vi dica che state commettendo un sacrilegio nei confronti dei santi Twinings e Lipton…) per poi – un volta tolta dal fuoco – immergerci la miniatura da raddrizzare per circa 30 secondi (magari usando un bel paio di pinzette… non voglio lessarmi anche le dita!). Attenzione a non lasciarla cadere sul fondo, perchè le pareti della pentola potrebbero essere troppo calde e danneggiare la delicata plastica morbida o la sua verniciatura.

Passato questo tempo ho tolto il pezzo dall’acqua e ho raddrizzato manualmente il pannello che risultava decisamente più morbido al tatto (se vi sembra ancora duro come quando era a freddo, immergetela per un’altra decina di secondi). Poi, sempre tenendo il pannello tra le dita nella posizione corretta, ho immerso la miniatura in una bacinella di acqua fredda, lasciando che fosse lo shock termico a “congelare” il tutto nella nuova posizione. Non lasciando la presa, ho tenuto il caccia nell’acqua fredda per una ventina di secondi e poi l’ho tirato fuori.

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Pieghiamo i pannelli laterali delicatamente e…

Risultato: in relativamente poco tempo, memoria resettata e pannello finalmente dritto (o quasi… vi ho detto che conosco il procedimento, non che sono bravo a utilizzarlo!).

Purtroppo non sempre è sufficiente una sola sessione. Il problema è che talvolta non si riesce a scaldare il nucleo profondo della plastica, soprattutto in caso di pezzi particolarmente spessi. Quello che succede è che alcuni pezzi si ostinano a riassumere le posizioni sbagliate e, dopo qualche giorno, ci potremmo ritrovare di fronte a modelli nuovamente deformati. Nel mio caso, a tre giorni di distanza solo un quarto dei pezzi sottoposti alla “bollitura” stia lentamente riassumendo la posa sbagliata.

La soluzione per queste ricadute è semplice: “Chi la dura la vince”. Ripetete tutte le fasi di cui sopra un’altra volta e vedrete che, bollitura dopo bollitura, anche i pezzi più riottosi finiranno con l’obbedire.

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…ecco il risultato finale: il pannello a destra è a posto, ora tocca a quello a sinistra.

Ovviamente questa tecnica non funziona con tutte le plastiche, ma solo con quelle “morbide”, ossia quelle che potete piegare tra le dita con estrema facilità (per intenderci, le plastiche dei mitici soldatini 1/72 della Italeri NON quelle delle miniature della Games Workshop, che devono essere tagliate e rimodellate per modificarne la posizione).

Come sempre, spero di esservi stato d’aiuto e se conoscete qualche altra tecnica di raddrizzamento non esitate a segnalarla!

E adesso, diamo una bella raddrizzata alle picche dalla fanteria Lannister…

Un progetto malvagio (Episodio II)ultima modifica: 2010-10-20T22:00:00+00:00da sinclair_77
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